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   Riscoprendo il Cd...
   









Con l'avvendo del cd, anche io, come molti altri audiofili, ho trascurato il vinile, un po' per recuperare lo spazio occupato dai dischi decisamente più ingombranti e un po' per l'assenza dei famigerati scricchiolii e rumori di fondo legati a quel sistema.

Come tutti i nuovi formati anche il cd ha dato inizialmente una sensazione di miglioria, ma poi analizzando accuratamente pregi e difetti ci si è trovati obbligatoriamente ad aver a che fare col compromesso: per tanto fosse migliorata la qualità della riproduzione per dinamica e pulizia spettrale, altrettanti pregi sono andati perduti in naturalezza e presenza.

L'analogico godeva di un'apertura spettrale certamente più ampia ai suoi estremi, concedendo frequenze al limite della soglia udibile sia in alto che in basso e non vi erano manipolazioni avvertibili, perlomeno non nella misura che si riscontra sul supporto digitale, e ancora, cosa più importante: era palpabile la presenza delle seconde armoniche infinitesimali, artefici della magia che ha sempre contraddistinto un buon vinile da qualsiasi altro formato.

A causa dell'errore digitale molti audifili preferiscono il suono di un giradischi o del registratore a bobine piuttosto che del cd, maledetto Jitter.

La bontà intrinseca del vinile è attribuibile, per la maggiore, all'incisione più che alla casa discografica che lo ha prodotto, contrariamente il cd ha dato sempre segno di una perdita qualitativa maggiore anche a parità di incisione, risultando, il più delle volte, malsuonante o drasticamente differente da altri cd incisi con uguale qualità di master... Appare inverosimile.

La ricerca di supporti cd definiti "ben incisi" è diventata la costante che ha accompagnato in tutti questi anni gli audiofili più concreti, spingendoli a ottimizzare al massimo sia i sistemi di lettura che i gadget occorrenti a smorzare, oscurare e migliorare in qualche modo la lettura dei famigerati dischetti.

Al cd è seguito nel tempo il Dat (Digital Audio Tape), registratore digitale su nastro magnetico, che tutt'ora resta in assoluto il miglior supporto alternativo al cd e che, in definitiva, non è null'altro che un videoregistratore con teste rotanti che invece del segnale audiovideo analogico incide trasversalmente al nastro un segnale dati.

Deevolvendo sul Dcc (Digital Compact Cassette) la Philips ha cercato di creare una macchina ibrida, capace di fungere ipoteticamente sia come Dat che come lettore/registratore di comuni cassette audio,ma nonostante l'idea fosse valida a quei tempi, il risultato fu disastroso e abbandonato praticamente subito.

A seguire, dopo parecchio tempo, è nato l'Hdcd (High Definition Compact Disc), dal risultato perlomeno accettabile, e poi a ruota il DVD Audio e il SACD (l'attuale Super Audio Cd).

... E il vetusto cd normale che fine ha fatto?? Ultimamente pare valido solamente per il confronto con i nuovi formati. La comunità audiofila è piombata in un diffuso isterismo di massa: il vecchio cd non è più in grado di prestazioni all'altezza,insufficiente per un ascolto da veri audiofili che,bombardati dai media con il nuovo miracolo di una lettura a definizione assoluta, si sono subito lanciati all'acquisto. Nessuno ha espresso dubbi in proposito senza pensare che forse "magari" il vecchio cd era stato sottovalutato, e che probabilmente sarebbe stato più saggio optare per un miglioramento del vecchio, piuttosto che buttarso a capofitto su dischi di nuova concezione, saturi di dati e nuovi sistemi riproduttivi... E quì casca l'asino.

E' indubbia la qualità di parecchie incisioni effettuate in Sacd, dalle quali però dobbiamo estrapolare separatamente la qualità data dal sistema da quella data dalla tipologia e qualità dell'incisione.

Il nuovo sistema è davvero artefice del miglioramento? Oppure, a parità di master e di incisione, sia il cd che il Sacd suonerebbero uguali (comprendendo che i dati presenti sul cd normale sono gli stessi riprodotti dai diffusori con il Sacd)?

Come tutti, anche io sono sempre stato titubante nel sostituire il formato utilizzato da sempre con uno nuovo, comprendere in che misura sia veramente conveniente farlo è spesso definito dal numero di supporti presenti nella propria discografia, a parte il costo della macchina di lettura, è proprio il dover riacquistare tutti i titoli presenti (difficilmente disponibili nei nuovi formati) che vincola l'upgrade,e questo mi ha spinto sempre più all'indietro, cercando di comprendere quanto realmente valido fosse il vecchio cd.

Avendo continuamente bisogno di un gran numero di brani per prove di ascolto e test, ho optato per l'acquisto di un registratore di cd per potermi editare autonomamente dischi a scaletta programmata.

Era appena uscito il primo registratore di cd, il mitico Pdr 05 della Pioneer, meccanica eccelsa a platorello rovesciato, utilizzata anche dalla Wadia, con ovviamente qualità di registrazione e lettura nella media, essendo un prodotto destinato al consumer, aveva restrizioni legate al copyright e un blocco copie intransigente al massimo, potendo registrare solo su supporti vergini dedicati CDR parecchio costosi.

Di base avevo trovato una soluzione al mio problema, evitando finalmente di dover alternare continuamente dischi in fase di ascolto,e riportando il meglio da più supporti in solo disco.

Ho riscontrato da subito un deterioramento della qualità sulle copie, il che (ragionando con le nozioni di quei tempi) mi lasciava decisamente perplesso: se era un flusso di dati e l'ingresso digitale del segnale era perfettamente agganciato, come mai c'era questo peggioramento? Bit by bit, originale e copia non sarebbero dovuti essere identici?

La prima risposta è arrivata da sola quando ho sostituito il Pdr 05 con la sua versione Pro, il Fostex Cr 200 (avevo provato altre macchine similari da studio ma non avevo mai ottenuto lo stesso risultato): identici, perfettamente identici copia e originale!!

Le differenze tra il Pioneer e il Fostex sono ovviamente quelle che ne definiscono l'utilizzo e la distribuzione: il Pioneer era destinato ai comuni mortali che, desiderosi di fare copia di qualche cd "per uso personale", potevano così finalmente giocare un po'; il Fostex è una macchina da studio, nata per incidere su qualsiasi supporto indifferentemente se per audio oppure no e senza blocco copie, questi pregi ovviamente ne hanno ristretto la commercializzazione ai soli studi di incisione che per acquistarli dovevano esibire il patentino.

Le prove che ho effettuato con il Fostex e tutti i supporti che ho inciso sono sempre state ovviamente per il solo utilizzo personale e sempre nel rispetto delle leggi vigenti legate al copyright.

Può sembrare che con le esperienze che sto narrando, io sia andato fuori tema, ma in realtà, solo descrivendo il mio cammino, reputo possibile trattare bene tale argomento e per dimostrare quanto il classico cd in realtà fosse dotato di proprietà ben più generose di quanto potesse apparire.

L'avvento del cd registrabile ha dato una gran smossa al mercato oltre che a molteplici studi sugli errori introdotti dal digitale e relativi danni sulla riproduzione.  Sono apparse, in breve tempo, parecchie unità per la correzione del Jitter da inserire tra meccanica e convertitore, oltre ovviamente una nutrita serie di connessioni digitali, differenti per tipologia e costo.

In quel periodo ho iniziato anche io ad applicarmi per produrre connessioni dedicate al digitale. Di base ho iniziato utilizzando un cavo video di alta qualità che producevo già da qualche anno e avente pari caratteristiche rispetto a quelli commercializzati per il digitale, risultando perfetto allo scopo, perlomeno come punto di partenza.

Ho provato, tra le varie cose, un antijitter esterno, ma già il dover mettere un cavo digitale in più per collegarlo tra meccanica e convertitore, mi dava maggiormente la sensazione di andare a peggiorare più che di risolvere, a meno di non avere delle connessioni digitali di qualità assoluta che dessero la certezza di non peggiorare il tutto allungando ulteriormente il percorso del segnale, cavi non disponibili a quei tempi.

Dover necessariamente aggiungere altri cavi, deteriorando il segnale, mi ha portato a pensare che forse la soluzione migliore fosse un antijitter da applicare internamente alle macchine di lettura e/o registrazione ed eliminare a priori tutti i problemi legati a un antijitter esterno. Ho cercato parecchio finchè non ho trovato chi facesse una scheda atta allo scopo, ma prima di tutto che funzionasse alla grande. Aggiunta nel Cdr della Fostex all'ingresso dello stadio digitale di registrazione, e...

La prima copia mi ha lasciato senza parole, la grana era molto più fine e le voci di una presenza e pulizia senza eguali; una quantità di particolari, apparentemente non presenti sul disco originale, apparivano ovunque nella scena che era perfettamente a fuoco e nitida; gli strumenti meglio articolati e maggiormente fluidi, maggiore anche la spazialità e le posizioni relative a essa, insomma una vera manna dal cielo!

Quello fu il primo passo, perlomeno ciò che mi diede a intendere quanto di trascurato ci fosse nella masterizzazione dei cd da parte delle case discografiche e che la differenza enorme di qualità tra un cd e l'altro, in realtà non era che negligenza tecnica in fase di stampa.

Per comprendere meglio ho rispolverato il vecchio giradischi (un Girodek Michell con braccio tangenziale Cleraudio e V15 Shure) e tutti i dischi in vinile che avevo anche su cd e mi sono ascoltato per benino le diversità. La differenza di qualità non poteva che essere l'errore indotto dal passaggio da analogico a digitale o dalla stampa sul cd. E' stato un lavoro decisamente un po' folle ma i risultati hanno ripagato ampiamente l'impegno: sul cd c'era molto di più di ciò che immaginavo, mascherato da un errore del Jitter non trascurabile.

Ma cos'è questo Jitter di cui tanto si parla?

L'audio digitale è un flusso di informazioni: i Bit. Questo segnale è descritto per frequenza e campionamento, in cui la frequenza è il numero di cicli presenti in un secondo di trasmissione del flusso e il campionamento invece il numero dei punti bit che disegna l'onda e il suo tipo bit-bit o bitstream. Per il cd classico la frequenza è 44.1 Khz, ogni ciclo ingloba un numero di punti bit (definito dal tipo di conversione) che hanno il compito di disegnare il segnale trasportato, tali punti hanno tra loro lo stesso spaziotempo che in lettura o registrazione deve sempre essere comunque identico. L'errore del jitter non è altro che la variazione dello spazio di tempo che c'e' tra un bit e l'altro e la conseguente ricostruzione errata del segnale così erratamente letto, con risultante distorsione.

Il numero di punti bit che disegnano il segnale varia in base al tipo di macchina di lettura o registrazione, come per i convertitori o i lettori che si sono evoluti da 16 a 18, 20 bit o bitstream. Negli ultimi sistemi hanno aumentato, oltre al numero di Bit utilizzati per ridisegnare il segnale, anche il numero di cicli, passando così dai 44.1 ai 48 ai 96 ai 192 Khz con ulteriori e molteplici sovracampionamenti, certi che questo avrebbe incrementato le prestazioni.

Ma quanto realmente migliora il segnale nonostante la frequenza sia maggiore, se l'errore del Jitter contenuto nei suoi cicli è sempre lo stesso? Un numero superiore di Bit lettura estrapola di certo maggiori informazioni in fase di lettura a parità di Jitter, ma se non ci fosse errore la differenza sarebbe ancora avvertibile tra un 44.1 e un 192 khz?

In realtà il segnale digitale è formato da 2 segnali di cui uno è il segnale vero e proprio, mentre l'altro (il clock) non è che il suo sincronismo, occorrente per mantenere stabile e sincrona la base tempi.

Gli ultimi sistemi di lettura a convertitore separato utilizzano il sincronismo separato per minimizzare l'errore, e tutto pare funzionare, ma, in definitiva, di cosa sto parlando?

Sto semplicemente descrivendo quanto sia concreto il dover intervenire sulle macchine di lettura essendo di per se causa del jitter finale, insieme a connessioni scadenti, ma fondamentalmente che i supporti che usiamo inglobano già di loro un jitter non trascurabile, generato già in fase di stampa da un sistema non perfettamente sincrono con le macchine di lettura, chi più, chi meno, non si salva nessuno. Ho rimasterizzato, come descritto precedentemente, cd di ogni tipo e casa e nessuno ne è uscito indenne. Cosa ci fa capire tutto ciò?

Ci fa comprendere che di base continuiamo ad arrovellarci per far sì che il nostro impianto suoni al meglio, ma che utilizziamo supporti scadenti.

Sono conscio del fatto che in pochi possano creare a casa un sistema di ricostruzione dei cd che consenta, come a me, di comperare un cd, copiarlo e sistemarne i contenuti, utilizzare la copia e tenere l'originale solo come master, in caso la copia si dovesse rovinare producendone un'altro... Ma se poteste ascoltare l'enorme differenza di qualità, di certo tutto l'impegno a migliorare si sposterebbe dall'impianto ai supporti.

Mi diverto spesso, con gli scettici, copiando sotto i loro occhi in tempo reale un cd (meglio se uno di quelli che hanno portato loro) a vederli sbigottiti nel sentire una copia suonare cento volte meglio del preziosissimo cd in edizione limitata cercato per un sacco di tempo e per loro motivo di vanto per come suona!!

Sì, difficile da credere, ma non si può negare l'evidenza dei fatti. Ritornando al discorso iniziale, tutto questo ha elevato di parecchio il cd classico, apparentemente scarno rispetto ai nuovi megaformati. Ma non è finita quì...

Le evoluzioni che ho effettuato nel tempo sulle connessioni digitali, hanno migliorato ulteriormente i risultati precedenti e finalmente... Dopo aver ottenuto supporti di ottima qualità, ho potuto lavorare meglio sul trasferimento del segnale, l'evoluzione dallo Shat III, che producevo prima di comperare il Fostex, è stata notevole ed è nato il V. Ma con il VI ho raggiunto livelli non sperati dopo aver assistito in fiera alla demo di Pierre Bolduc che elogiava l'analogico rispetto al digitale, spingendomi a migliorare ulteriormente e portandomi infine alla mia penultima creazione: il Digital Crystal, connessione digitale elettrica ad altissimo bit-rate (flusso dati) e jitter praticamente nullo.

Tornare indietro, per me non è stato altro che ripercorrere a ritroso i miei passi per mettere in dubbio tutto senza distinzioni e poter trovare particolari importanti precedentemente trascurati, in questo caso i cd.

Attualmente, allo stato dei fatti, non mi sognerei mai di escludere il classico cd quale riferimento per l'ascolto, utilizzando i formati alternativi solo per giocare un poco.

La realtà dei fatti non fa che confermare i dubbi che ho sempre avuto riguardo la qualità dei supporti digitali, scoprire che il proprio impianto suona in maniera eccelsa con il cd di De Andrè "Anime Salve" e che poi sostituendolo magari con un Telarc il risultato cambia drasticamente, fa sorgere molti dubbi sulla reale potenzialità dell'impianto, in conclusione da questo si estrapola una realtà certa.

Se l'impianto di riproduzione fosse scadente, il risultato sarebbe fetido indifferentemente dal supporto utilizzato, il fatto che con alcuni cd riesca invece a esprimersi egregiamente conferma le reali potenzialità dell'insieme.

Se prendiamo una Ferrari, non dubitiamo per ovvietà che il suo insieme sia perfetto, sappiamo con certezza che, utilizzando il giusto carburante le prestazioni saranno di certo il massimo, ma se usassimo benzina agricola o gasolio cosa succederebbe?

Discorso analogo per l'impianto: se con un cd specifico suona alla grande, e, calcolando che la risposta più semplice è spesso quella giusta, il decadimento qualitativo non è maggiormente imputabile ai supporti più che alle elettroniche?

Quante volte comperando un nuovo cd, dopo l'ascolto avete detto che era favoloso o inciso da schifo? Già il fatto che possiate sentire la differenza da un cd all'altro fa capire quanto l'impianto sia analitico, ed è facile comprendere che, se con un cd specifico suona come non mai è un grande impianto, metterci le mani per cercare di farlo suonare meglio non farà che peggiorare il risultato, allontandolo dal riferimento ottenuto con quell'unico cd per avvicinarlo meglio a quelli incisi male.

La soluzione è l'utilizzo di cavi digitali che lavorino principalmente sull'abbattimento del jitter indotto e sul miglioramento della bontà del segnale.

Infine, scoprire quanto realmente i cd siano fatti male vi farà ulteriormente imbestialire, dato che li fanno pagare a peso d'oro!

Oltre a tutto questo e non meno importante, parleremo oltre che del Jitter anche della naturalità che il digitale è in grado di esprimere e le motivazioni del perchè la gran parte delle connessioni digitali non è in grado di riprodurla.