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   Indietreggiare migliorando...
   










Dvd audio, sacd, sovracampionamenti folli, clock separati, nuove meccaniche superlative in tutto e costi stratosferici, tutto per poter ascoltare in riproduzione più contenuti possibili del Master originale inciso in studio, ma in che misura tutto questo ha concretamente migliorato i contenuti?
Quanto, questa apparente tecnologia e ricerca, ci ha allontanato dal classico cd, per trasportarci verso nuovi formati?
Personalmente vedo bistrattato un supporto solo apparentemente obsoleto che è ancora in grado di dare parecchi punti a qualsiasi altra nuova tecnologia.

Contrariamente a molti altri, mi sono voluto dedicare maggiormente ad analizzare il vecchio formato, piuttosto che  rincorrerne di nuovi, lo stesso formato che sin dal suo avvento, tutti abbiamo acquistato nella certezza fosse il migliore in assoluto seppure  apparentemente inferiore rispetto al vecchio analogico, in quanto a dolcezza e pienezza di armonici.

Chi non ha conoscenza dell'audio digitale ritiene che un flusso digitale non possa essere variato in quanto trasmissione dati di uno e zero; i più esperti sanno invece che un segnale digitale è soggetto a un'infinità di variazioni elettriche e che i parametri connessi alla trasmissione di questo flusso in realtà influiscono sul risultato acustico finale, ugualmente come accade all'analogico, se non peggio, queste fluttuazioni, che risultano infine come assenza di informazioni, sono denominate Jitter o errore della base dei tempi.

In questo capitolo descrivo le evoluzioni e i dati ricavati negli ultimi 5 anni, lavorando assiduamente per comprendere il comportamento del segnale digitale partendo dal supporto (cd) percorrendo la meccanica di lettura, la connessione digitale e lo stadio di conversione D/A, augurandomi così di far comprendere a tutti coloro che sono realmente intenzionati a migliorare il proprio impianto, che a volte tornando sui propri passi invece di avanzare si è già artefici di un miglioramento.

Il caro vecchio Cd che molti dichiarano obsoleto è in realtà fonte di infinite informazioni mai lette; sappiatelo prima di fare l'enorme sciocchezza di dar retta a chi vi dice che non potrà mai suonare meglio di un Sacd o di chissà quale altra bufala commerciale innovativa. Ora...Vi dirò cosa ho scoperto.










Esempio grafico di cosa è il Jitter e/o errore digitale sulla base dei tempi. Il nero è un segnale esente da jitter: le linee tratteggiate la base tempi, che determina lo spazio/tempo tra un bit e l'altro (uguale per tutti i frame di quantizzazione) come dovrebbe essere, sia in registrazione che in lettura.

Il blu mostra cosa accade al segnale con lo sfasamento dei bit rispetto alla base tempi, quando gli spazi di tempo tra un bit e l'altro variano creando l'errore denominato Jitter e l'errata ricostruzione del segnale.

Il giallo evidenzia il Jitter esposto risultato dell'errore, maggiore è tale errore finale, peggiore sarà anche la ricostruzione in lettura del segnale di partenza.

Il fatto che sia presente un errore non esclude a priori che in arrivo il segnale non ci sia, altrettanto che non venga comunque letto e convertito in analogico, proprio per questo chi è convinto che il digitale sia ininfluente al trasferimento non è in grado di comprendere quanto in audio tutto sia invece incisivo sulla qualità finale del segnale.

Il fenomeno del Jitter ha interessato molto le case costruttrici che inizialmente hanno immesso sul mercato dei moduli esterni per correggere l'errore, ma con scarsi risultati dato che per la maggiore, il fatto di dover aggiungere un ulteriore collegamento (ottico o elettrico che fosse) non ha fatto che vanificare l'impiego di questi apparati, nella gran parte dei casi deteriorando ulteriormente un segnale già massacrato di partenza.


Nel tempo gli audiofili più svegli hanno compreso quanto il collegamento fosse importante e non ininfluente come si  credeva, sentire in che misura una connessione digitale fosse molto differente rispetto a un'altra era comunque un chiaro messaggio di quanto anche nel digitale fosse presenione che, seppure in ambito differente, influisse negativamente sul suono finale.

Le aziende produttrici, non sapendo come risolvere la cosa, hanno optato inizialmente per antijitter esterni, senza considerare però che per impiegarli  l'utente sarebbe stato obbligato a inserire un lteriore cavo digitale, deleterio dieci volte di più.

Il collegamento proprietario successivamente spantegato ovunque, non è stato altro che una rivisitazione di cosa si faceva negli studi di incisione già da anni: cloccare separatamente il segnale, ma serve a poco se comunque il segnale vero e proprio viene decimato nel trasporto.

Tutte le macchine pro hanno ingresso e uscita per il clock, nessuna scoperta dell'acqua calda dunque, solo l'ennesima rivisitazione che ha migliorato un po' il suono di macchine in altro caso malsuonanti.

Ciò che pare nessuno abbia ancora capito, è che il segnale digitale indifferentemente dal Clock deve essere trasferito in modo non meccanico ma eterico, la digitalizzazione di per se è già distruttiva essendo innaturale e trascurare l'enorme vitalità del segnale è la cosa peggiore.

Il vero e unico problema resta sempre invariato: mantenere stabile e coerente il trasferimento primario e non soffermandosi sul Clock, che è solo un sincronismo, è equivalente al calcolare il diametro di un tubo per trasportare dell'acqua potabile trascurando i filtri depuratori.

Chiaramente per una manovra commerciale, il Cd viene continuamente messo in cattiva luce dai nuovi formati, come a intendere sia diventato ormai obsoleto e dagli scarsi contenuti. Alla luce dei fatti non è che l'ennesima manovra del mercato discografico per farci ricomprare nuovamente gli stessi titoli in un nuovo formato dichiarato come migliore, ma che non lo è.

Ma diverso, vuol davvero dire migliore? Le nuove tecnologie sono spesso immesse sul mercato ancora grezze, sono purtroppo gli utenti a fungere da banco di prova e a trovare i difetti o le limitazioni, dopo aver sborsato però un mucchio di soldi.

La Philips inizialmente (quando ancora esisteva solo il nastro magnetico), si era posta in parte verso le esigenze degli utenti, il DCC (Digital Compact Cassette) non era niente male, praticamente un dat in grado di leggere anche le normali cassettine magnetiche. Anch'io l'ho comperato a suo tempo e sinceramente ho visto grandi potenzialità, seppure meccanicamente era una cosa indegna, funzionava a singhiozzo, quando è così chi produce dovrebbe rendere i soldi e chiedere scusa (figuriamoci!!!!). Il resto si conosce, dal cd in avanti il principio è rimasto lo stesso mentre è aumentato vertiginosamente solo il costo dei nuovi apparecchi e dei supporti che passano dall'HDCD, al DVD audio al SACD e così via.

E' vero che un lettore Sacd con un supporto inciso con tale tecnologia suona meglio di molti lettori cd convenzionali, ma solamente perchè a parità di costo nelle macchine economiche (e solamente in quella fascia di prezzo), il Sacd suona sicuramente meglio di un lettore Cd convenzionale.

Passando alla qualità il divario si restringe di colpo e, a meno che non si passi a elettroniche di lettura e conversioni Hi-End, la corsa al dettaglio è praticamente pari tra il CD normale e gli altri formati.

Detto, confermato e dimostrato al Top Audio, il CD è in grado di dare ancora parecchi punti agli altri, fermorestando che si parli nell'ambito digitale, non mi permetto certamente di sminuire il vinile che suona decisamente meglio per ora (ma che costa una follia in soldi, spazio e manutenzione).

Ora, visto che in fiera avevo la serie digitale sesta, con cui ho messo a pari Cd e Sacd, con il nuovo e ultimo Crystal come andrebbe a finire lo stesso confronto pubblico? Certamente molto male per il Sacd.

I cultori del vinile e tutti gli altri analogisti (di cui faccio parte anche io), rifuggono tutto ciò che è digitale: la dolcezza e la presenza di un buon analogico difficilmente è paragonabile a qualsivoglia digitale seppur di qualità, ma c'e' sempre il "Ma" ... il ma di chi, come me, vorrebbe il digitale come l'analogico e lavora in questa direzione.

Siamo concentrati su nuovi sistemi di trasferimento dati, la lotta tra i formati per una migliore lettura del segnale convertito ci sta portando sempre più alla deriva in un mercato ove ormai la scelta di un titolo non è più vincolata alla sola casa discografica, ma anche al tipo d'incisione e al formato, rincretinendo maggiormente i poveri utenti che non sanno più che fare e a che cosa votarsi...

Ma questo benedetto CD, è o non è all'altezza per essere riprodotto in un impianto hi-end?? La risposta è sì, con la riserva dello spiegare il perchè di tale affermazione.

Di base tutte le informazioni presenti nel master principale utilizzato dalle case discografiche per editare il Cd convenzionale, sono presenti su tali supporti, ma nascosti e di non facile estrazione.

Eseguendo molteplici test per comprendere come e in che misura tali informazioni si potessero ottenere, sono partito a monte di tutto: l'ottica del lettore cd.

Una povera Wadia Wt 3200 ha fatto da banco prova lasciandosi smandolare in ogni modo: capire bene come funziona un gruppo ottico non è cosa semplice, parecchie volte ho creduto di aver demolito tutto e la macchina non leggeva più, neanche riportandola alle tarature originali.

Che sia stato complesso è indubbio, i risultati però mi hanno permesso di definire in modo inequivocabile che le tarature di serie dei gruppi ottici, sono maggiormente volte a far digerire qualsiasi cosa in fase di lettura piuttosto che a restituire l'intero contenuto del supporto.

I test sono stai eseguiti con due meccaniche identiche, una lasciata di serie come riferimento e l'altra modificata, le connessioni digitali erano identiche e collegate allo stesso dac, permettendo così di commutare da una all'altra istantaneamente per sentire meglio le discrepanze.

Indietreggiare migliorando, titolo scelto apposta per questa pagina, non è altro che riportare la propria attenzione ai soli componenti già presenti nell'impianto, senza voler stravolgere con nuovi formati, difficilmente validi poichè appena nati.

Il CD, quello normale che da molti anni allieta lo scorrere del tempo è al culmine delle sue capacità, la fortuna che sia nato sotto una buona stella e che non abbia avuto bisogno di ulteriori modifiche se non quella della scelta dei materiali da parte di chi li produce, ne fa un ottimo prodotto arrivato al massimo delle sue capacità, infatti, da un po' di anni tutti indistintamente hanno concentrato i propri sforzi sulle macchine di lettura, il che prova, senza ombra di dubbio, quanto in realtà sul normale dischetto siano presenti tutti i contenuti o indifferentemente dall'elettronica di lettura non vi sarebbe differenza se non per pulizia e timbro.



Seguendo il segnale digitale lungo tutto il suo percorso e partendo dall'ottica come descritto, troviamo tutta una serie di cose migliorabili e causa di deterioramento: l'intero sistema di gestione del gruppo ottico, i circuiti digitali di trasferimento (compresa la conversione se interna), la linea che porta il segnale digitale ai connettori di uscita e gli stessi connettori che sono indegnamente a 50 Ohm (dove per scarsa intelligenza non è stato adottatto il BNC) ed i cavi di collegamento esterni, ma per ora sorvoleremo gli argomenti iniziali, passando direttamente alla connessione esterna.

Il collegamento preferito è sempre stato quello ottico, proprio per il costo esiguo e la buona funzionalità, parlare di come questo infici sul deterioramento generale è esattamente come parlare dei lettori cd Sacd economici ove regna l'analogo equilibrio.

Se economica, la connessione digitale è preferibile sia ottica piuttosto che elettrica, perchè per tanto sia freddo e asfittico, l'ottico suonerà sempre meglio di una connessione elettrica scadente che è veramente la morte del suono; passando a cose superiori, l'ottico sparisce subito per lasciare spazio a connessioni favolosamente bensuonanti, il Jitter, che anche qui la fa da padrone e la connessione (per molti valida basta che agganci), prende il posto del miglior antijitter esterno esistente (inutile se poi eliminando in parte il problema in ingresso lo si rigenera in uscita col cavo).

Inutile io dica quanto una mia connessione digitale stravolgerebbe totalmente a questo punto il vostro impianto, riportando ogni cosa al proprio posto.

Resta il Dac esterno o tornando al lettore Cd integrato, quello interno di serie. Eliminare il Jitter a questo punto è semplice: schedina interna antijitter, ottimizzazione dello stadio di uscita ed è fatta.


L'ultimo (anche se il primo e più importante di tutti), fattore da considerare, è il CD.

Dopo tanti anni pare che chi produce i Cd, non abbia ancora compreso come migliorarne la fattura, è davverò così difficle? Non è per caso che chi dovrebbe porre maggiore attenzione invece se ne infischia altamente, delegando poi agli utenti il compito di risolvere i problemi generati da una pessima fabbricazione?

Sarà stupido da parte mia pensare che chi produce dovrebbe fare ricerche per creare un prodotto qualitativamente superiore?

Capire se, e in che misura, un supporto è migliorabile è stata per me la cosa più dispendiosa e complessa di tutte,uno studio che sarebbe dovuto essere fatto a monte e non da parte mia e degli altri utenti, è chiaramente negligenza da parte di chi ci ha venduto a caro prezzo per anni prodotti scadenti spacciandoli per validi. Dove siete discografici che vi faccio vedere quanto siete incompetenti nel produrre il CD??!

Era maledettamente semplice effettuare uno studio al riguardo, i fattori interessati sono puramente tecnici, in primis la costruzione meccanica e la finitura del supporto, secondariamente, ma non meno importante, gli accorgimenti per poter trasferire sul Cd il contenuto mantenendolo intonso e VIVO quale è, evidentemente cosa troppo dispendiosa o complessa.

I cd escono di fabbrica pieni di Jitter, di specchi che riempiono il supporto di rifrazioni e interferenze ottiche di ogni tipo oltre a una pessima scelta di materiali che potrebbero senza ombra di dubbio, se migliori e scelti con cura,  essere equilibranti sia meccanicamente che elettricamente in fase di lettura.

Osservando gli accessori presenti sul mercato (liquidi,frese, oscuranti, tappetini vari, ecc..), troviamo un sacco di accessori atti a eliminare palesi difetti che il Cd ha portato avanti negli anni Sino ad ora, tutte cose utili e sicuramente funzionali, ma se non avessimo bisogno di usarle? Se tutti questi miglioramenti fossero già presenti nei CD al momento dell'acquisto? ... Troppo facile?

Il guru che sventola piume di struzzo e sfrega pelle di caimano sui lettori Cd per togliere le magnetizzazioni spirituali negative dal suono non potrebbe essere eliminato usando un minimo di criterio in più in fase di fabbricazione?

Persino il più idiota degli stolti sa che per risolvere un problema ci sono due modi: o lo si risolve dopo essersi accorti di esso oppure, ancora meglio, prevenendolo per far sì che non sussista proprio!

Non voglio, come sempre, apparire il criticone di turno, ma, per evitare di dover usare, e soprattutto comprare, tutti questi accessori che esulano chiaramente dall'acquisto iniziale del Cd (mai sentito nessuno dire: <ti regaliamo questo che ti fa suonare meglio i nostri Cd perchè sono pessimi>), non sarebbe stata più razionale una soluzione a monte?

Esempio:
- Il The Mat, che reputo semplicemente favoloso, non è altro che un tappetino in polimero gommoso intriso di materiali amagnetici che, oltre a fungere da stabilizzatore e smagnetizzante, ha anche il compito di oscurare il bordo del cd eliminando eventuali rifrazioni del raggio (con netti miglioramenti), peccato non possa farlo anche con il centro.

Se (ora dico una cavolata enorme), mentre si produce un Cd, si mettesse la grafite nel substrato, si equilibrasse il disco e si oscurasse il bordo esterno ed interno, non si potrebbero ottenere analoghi risultati, che ha solo chi poi acquista il tappetino? Sempre che se ne conosca l'esistenza...

- Il Sound Improver (che per giunta costa un patrimonio), funziona egregiamente poichè fresando il bordo del disco elimina le ri/diffrazioni del laser interne al disco stesso, consentendo una migliore lettura da parte del gruppo ottico.

Domanda stupida... Non sarebbe carino renderne inutile l'impiego (sempre in fase di produzione del Cd) semplicemente facendo, in fase di lavorazione, questa mitica fresatura del bordo? Oltretutto è un'operazione che si può fare contemporaneamente all'equilibratura del disco e alla pulizia dal bordo dalle sbavature di lavorazione (che ci sono sempre e fanno davvero schifo su molti Cd che girando sembrano delle piadine!!!).

Sarebbe inevitabile comunque, anche con supporti fabbricati in tal modo, l'impiego di tutti quegli accessori da utilizzare a ogni ascolto del disco poichè non hanno un effetto permanente.

A scanso di equivoci e per non fomentare discussioni al riguardo, voglio puntualizzare che il pessimo risultato che abbiamo ascoltando i cd non è imputabile solo alle case discografiche, il rimanente schifo è frutto del pessimo lavoro fatto anche da molti costruttori di componenti audio che producono e sfornano pessimi prodotti a raffica, spesso senza criterio alcuno, tanto per vendere.

A parte tutto questo, dulcis in fundo (come si suol dire), porre un pò di cura in più in fase di incisione, non sarebbe un cenno di rispetto per chi spende fior di quattrini comprando spesso Cd scadenti al prezzo del buono? I musicisti non sarebbero maggiomente valorizzati se i loro contenuti emotivi giungessero meglio all'utenza? Perchè nessuno dice e fa niente in proposito?

Se i Cd fossero incisi bene non ci sarebbe bisogno di cercare quelli bensuonanti, siamo tornati indietro di decenni, quando per poter sentire bene tutte le cassette audio, eravamo obbligati ad acquistare una piastra con l'Azimut automatico come la  Nakamichi Dragon o allineare le testine al nastro con il cacciavite.

Nessuno si è chiesto perchè i Cd che hanno un segnale digitale siano così diversi tra loro. Questa incongruenza non ha stimolato le meningi di nessuno? Tutti quanti dotati di due neuroni solamente che si danno il cambio a turno?

Perchè, ascoltando diversi dischi in vinile, il timbro resta sempre uguale se non nella palese differenza di impostazione della registrazione?  Perchè questo non accade con il Cd? 

Ci possono essere differenze generate dalla casa discografica, da come viene fatta l'incisione e da altri fattori, ma il timbro, l'impronta e la sensazione di presenza deve essere sempre uguale.

Se ascolto due dischi in vinile ben diversi tra loro le mie sensazioni sono indentiche, ma se faccio la stessa cosa con due Cd, ho la sensazione di aver cambiato impianto da un Cd all'altro.

Applicandomi per comprenderne il perchè.... Proseguo.


C'è Jitter sui Cd originali o no?

Certo di scatenare un putiferio con questa affermazione, dico tranquillamente: Si! E ora discografici  fatevi sotto se desiderate essere messi alla gogna pubblicamente, o magari, se intelligenti, scendete da un piedistallo immeritato e con umiltà chiedete di imparare cosa già dovreste sapere.

Non lo faccio sicuramente con leggerezza, prima di dirlo ho fatto prove a non finire su Cd e Master Glass con enorme dispendio di risorse, parlo quindi per cognizione di causa e con tanto di prove concrete su quanto dico.

Per questa prova ho preso dei dischi di riferimento, spaziando tra tutte le case discografiche, scegliendone uno per casa, tipo e registrazione, poi ho creato (totalmente) una barra di registrazione similare a quella usata dalle case discografiche per produrre in serie. Questa barra, composta esclusivamente da apparecchiature professionali, non ha dato nessun risultato accettabile nonostante le varie configurazioni: la copia è sempre risultata peggio dell'originale, quindi con maggior quantità  di Jitter; mi scappa da ridere quindi quando un musicista mi afferma di non ascoltare un Master Glass in quanto un secondo ascolto lo deteriorerebbe. 

L'influenza dei fattori quali i collegamenti tra le macchine, le tarature delle ottiche di registrazione e la qualità dubbia della macchina principale di lettura del master (spesso un Pc che comanda tutto quanto) è chiaramente la causa di quanto descritto prima.

Stessa catena di registrazione, sostituiamo la macchina di lettura e ne mettiamo una modificata apposta (sempre la Wt 3200), ascoltiamo la copia e... Totalmente diversa.

Cosa se ne deduce? Essendo un segnale digitale e avendo mantenuto tutto uguale a prima pare, inverosimile che ci fosse un cambiamento così radicale eppure... E' risultato chiaro che il suono generato dalla macchina che invia il segnale da registrare ha un'importanza fondamentale in fase di mastering, essendo  il suono inciso pari pari a come si sente, voler poi disquisire sul fatto che in lettura sia un pc e non una macchina di lettura meccanica a riprodurre è altrettanto ininfluente dato che, indifferentemente dal sistema impiegato, ci sono similari problemi nella ricostruzione e nel trasferimento da master a supporto finito. 
Ma non solo, successivamente ho sostituito i digitali ottici con i miei elettrici ottenendo un ennesimo incremento di dettaglio, pulizia e qualità complessiva di almeno dieci volte.

Il digitale è chiaramente soggetto a deterioramento lungo l'intero percorso fino a che non diventa analogico, parlando di masterizzazione le cose possono solo peggiorare ulteriormente.

Ennesimo confronto: l'originale stavolta sembrava perdere colpi rispetto alla copia che invece appariva molto più ariosa, ricca di dettagli e dinamica, nonostante questo ho deciso di proseguire modificando la macchina di registrazione mettendo internamente una  scheda antiJitter ed eseguendo le stesse modifiche fatte anche sulla Wadia di lettura.

Inutile dire quanto le copie dessero dei gran punti agli originali, ma cosa più importante, tutte le copie suonavano nello stesso modo (ovviamente considerando le differenze sulle incisioni), reputo superflui ulteriori commenti.

Ho voluto percorrere a ritroso i miei passi, riconsiderando un po' tutto per non dover soccombere e riacquistare la mia intera discografia ogni due o tre anni in formati differenti. Questo mi ha permesso di migliorare non solo il modo di ascoltare che già avevo, ma anche di poter intervenire sul digitale in modo incisivo comprendendo meglio come tale segnale si comporti in ogni punto del suo percorso.

Come dicevo appunto, indietreggiare migliorando.